I limoni sono coltivati in tutto
il mondo in innumerevoli varietà
che probabilmente neanche i
botanici riescono a registrare
correntemente. Le differenze tra
di esse sono infatti
riscontrabili prevalentemente
nell'aspetto esteriore, mentre
rimangono praticamente invariate
sia le loro qualità alimentari
che la relativa importanza
economica. Il limone infatti,
ben raramente viene consumato
come frutto fresco, per cui
cambiamenti minori di gusto non
sono molto importanti. Per la
lavorazione industriale vanno
bene tutte le varietà, con
l'esclusione forse di quelle
poche che per il precoce
deterioramento vengono consumate
sul luogo di produzione. Sono
così quasi ignote le varietà del
limone rosso e del
limone dolce che danno
frutti sempre agri, ma nel
contempo abbastanza dolci da
poter essere mangiati come
frutta fresca. Quando questi
limoni giungono a maturazione si
deteriorano nel giro di due o
tre giorni, per cui logicamente
vengono consumati dalla
popolazione locale e rimangono
sconosciuti su un mercato più
vasto.
Spesso si fa
distinzione tra limoni gialli
e quelli verdi, ma si
tratta di una distinzione
meramente commerciale, in quanto
i due tipi crescono sullo stesso
albero. Il limone verde è il
prodotto della fioritura estiva,
la quale viene spesso indotta
artificialmente con l'assoluta
privazione di irrigazione della
pianta nei mesi di giugno e
luglio. In questo modo si
ottengono frutti dalla sottile
buccia verde e dalla polpa molto
succosa. Possono rimanere
immagazzinati per lungo tempo e
sopportano bene trasporti e
sbalzi di temperatura, per cui
vengono esportati in tutto il
mondo, mentre i loro "fratelli",
i normali limoni invernali,
coprono il fabbisogno dei
mercati interni. Questo tipo di
forzatura dell'albero ne
abbrevia la vita, ma si tratta
di una pratica molto vantaggiosa
economicamente, per cui
generalmente adottata in tutte
le piantagioni.